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Italo Esposito arte

Profilo

Italo Esposito racconta la sua arte (2019).

NATO a Trapani, nei primi anni della sua vita, durante la seconda guerra Mondale, ha vissuto a Roma e a Taranto fino all’età di 10 anni, per poi tornare nella Sicilia di un’Italia depressa e devastata dai bombardamenti e dalla fame.

LL’innamoramento per l’arte e la pratica del disegno e della pittura è giunta per lui molto presto, quasi come gioco d’infanzia, quando si dilettava dapprima nella copia paziente, poi nello studio attento ed accurato dei disegni del nonno Raffaele (morto a Napoli nel 1936), scultore e disegnatore cresciuto alla scuola di Vincenzo Gemito. Si e’ formato quindi autodidatticamente alle tecniche pittoriche e grafiche comprendendone i meccanismi nella pratica appassionata e continua tanto che a 18 anni ha superato, da esterno, gli esami di liceo artistico pur avendo alle spalle studi di formazione tecnico-professionale. Iscrittosi alla Facoltà di Architettura e conseguita la laurea, ha esercitato la professione di architetto attraverso la quale ha potuto esprimere, oltre alla creatività progettuale, la ricchezza del linguaggio grafico acquisito.

Il suo percorso pittorico si inquadra in un esordio impregnato di un naturalismo genuino e razionale, con un approccio libero da influenze accademiche, che assume con il tempo una compostezza espressiva che, a momenti, persegue la dialettica funzionalista. Negli esercizi degli anni ’60 e ’70 cerca di esprimere la Sicilia delle antiche maioliche, delle luci violente e dei colori accesi attraverso toni cromatici forti e definiti. Le linee attente e continue rappresentano sporadici soggetti domestici e rurali in esperienze ad olio su tela o tavola e in disegni a china ed acquerello su carta. Negli anni ’80 i soggetti trattorias si scompongono e si ricompongono, arricchendosi a tratti di un simbolismo ironico e autocritico, inseguendo da subito finalità ludiche più che espressive attraverso cui esercitare il controllo della forma, della concettualità della luce, ma cercando di mantenere un istinto forte ed evocativo.

La comparsa del simbolismo è stata sintomatica di una crisi formale ed espressiva, protrattasi per tutti gli anni ’90, mossa tra l’altro da una certa insoddisfazione delle tecniche tradizionali e dalla ricerca di maggiore luminosità dei colori e forza nella loro modellazione. Inizia pertanto un periodo di sperimentazione stilistica e tecnica in cui si susseguono forme di ispirazione astrattista e surrealista, dai tenui toni dell’acquerello ai forti contrasti della china e della tempera.

A partire dai primi anni del nuovo millennio si avvicina alla grafica digitale. Pur costituendo un linguaggio artistico non tradizionale, questa rappresenta una forma di espressione artistica valida che si presta in modo efficace e immediato alla rappresentazione di stati d’animo, intuizioni ed esplorazioni di territori della coscienza.

L’uso del nuovo strumento ha per lui ancora una volta carattere prettamente artigianale. Per quanto breve tale esperienza gli ha aperto gli occhi su come per lui sia l’estemporaneità a dare significato al gesto intuitivo; su come lo strumento coloristico allarghi la gamma delle sensazioni spaziali e luminose; su come il colore sia espansivo e sfuggente anche se il soggetto è scultoreo.

L’estemporaneità diventa per lui indispensabile, perchè la mano che traccia i segni ubbidisce ad un impulso motorio che viene dal profondo dell’essere, ma che l’occhio corregge e perfeziona. Non si può negare che abbia talvolta condotto la sua ricerca verso il surrealismo, ma il mondo rivelatogli dal sistema surrealista è il mondo magico-mitico dell’inconscio, delle immagini che stanno sotto il piano chiaro dei concetti. Percio’ con la sua opera cerca di scendere ad un livello diverso, più profondo forse, ad un dinamismo psico-fisico che è principio vitale dell’essere umano, filtrato attraverso la cultura drammatica e violenta della sua terra.Per realizzare il suo spazio pittorico non parte da una concezione o struttura dello spazio date; non parte neppure dalla percezione della realtà, ma dalla percezione che e’ evocazione primaria di attimi di esperienze. Non ha un progetto di definizione e rappresentazione dello spazio, ma sente. il bisogno di dare spazio alla sua esistenza, di metterla in comunicazione con tutta la sfera dell’esistente. L’impulso iniziale è agire per essere; e lo spazio, che l’agire determina, deve essere uno spazio concreto, visibile.

Dunque il suo lavoro non è tanto inquadrato a priori in sistemi simbolici ed iconografici tipici della cultura siciliana, quanto e’ intriso di una tendenza ad un fatalismo contemplativo, espresso a volte anche nella letteratura della sua terra. La sua opera è un’esperienza primaria che esclude ogni postulato o premessa, un’ intimistica necessità di esprimere una personale interpretazione del mondo e delle sue tematiche.